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Chiude Make: ma non i Maker!

Chiude Make: ma non i Maker!

La prestigiosa rivista americana Make: ha annunciato il licenziamento di tutti i dipendenti. Il marchio è famoso, anche per le fiere dei maker e di elettronica presenti in tutto il mondo: le Maker Faire.

Troppi i costi, si dice, per sostenere un’attività editoriale nella Bay Area, una delle zone imprenditorialmente più costose al mondo. Ma che fine faranno le fiere che dalla rivista erano sponsorizzate? Quelle americane certamente soffriranno, anche se non abbiamo dubbi che qualche altro illuminato imprenditore si farà carico del marchio, ormai sinonimo di fiere dei maker e degli inventori e capaci di attrarre una quantità decisamente interessante di visitatori.

In Italia il problema, pare, non dovrebbe porsi, perlomeno per lo svolgimento della Maker Faire 2019 ad ottobre. Quanto all’utilizzo del marchio e di tutte le particolarità di contorno, staremo a vedere. Di fatto gli organizzatori dell’evento sono italiani, in primis la Camera di Commercio di Roma, che certamente non si lascerà sfuggire un evento capace ancora di attirare circa centomila visitatori in soli tre giorni.

È pure vero, però, che il fenomeno maker ha perso un po’ dello smalto di novità di cui poteva fregiarsi fino a qualche anno fa. Ma gli anni, si sa, passano per tutti. Oggi una stampante 3D non fa più notizia, un progetto innovativo realizzato da un appassionato è quasi dato per scontato, il fenomeno open source è più sfruttato che lodato.

A ciò si aggiunge che i grandissimi marchi (da Intel ad Autodesk, passando per Ibm e molti altri) sono concentrati su ben altre prospettive e, se all’inizio avevano agganciato i propri vagoni al treno della comunità maker, in breve hanno rinunciato alla corsa (come Intel con la sua scheda Leonardo, presto abbandonata dopo tanti annunci di ingresso trionfale nel settore dell’innovazione che parte dal basso).

Infatti, come già abbiamo avuto modo di commentare sulle pagine di Scienza&Tecnica Pratica di qualche mese fa, anche in Italia alla Maker Faire mancavano proprio i grandi nomi che possono fare la differenza. Speriamo che la notizia dell’abbandono di Make: non sia il colpo decisivo per lasciare che la fiera diventi più un intrattenimento domenicale per famiglie che una piazza di vera innovazione. Osserveremo e vi sapremo dire.

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